sabato 15 gennaio 2011

I fiumi di porpora

Titolo: I fiumi di porpora
Titolo originale: Les Rivières pourpres
Autore: Jean-Christophe Grangé
Anno: 1998

Il libro…

La tranquilla cittadina universitaria di Guernon, paesino montano vicino a Grenoble, viene sconvolta dal brutale omicidio del giovane Rémy Caillois, bibliotecario dell’ateneo. L’inquietante originalità del crimine sta nella messa in scena realizzata dall’assassino, che non si è limitato a uccidere la propria vittima, ma si è accanito su di lei, seviziandola, tagliandole entrambe le mani, cavandole gli occhi e poi piazzando il cadavere in un crepaccio, incastrato fra le rocce in posizione fetale.  
Intanto, a distanza di un centinaio di chilometri, nell’altrettanto pacifica località di Sarzac, una tomba e degli archivi della locale scuola elementare sono violati da sconosciuti. Sembra che i ladri si siano limitati a prendere alcune foto e le pagine dei registri scolastici relativi all'anno 1982.
A indagare su questi due episodi criminali, diversi per posizione geografica e gravità, sono i poliziotti Pierre Niémans e Karim Abdouf.  Il primo è un superpoliziotto, tanto famoso e celebrato quanto detestato e osteggiato. Il suo fiuto e la sua abilità sono pari alla sua incapacità di dominarsi e frenare gli accessi di rabbia che ne hanno condizionato la carriera. Il caso di Guernon è probabilmente l’ultimo della vita professionale di Niémans: a Parigi tutti vogliono la sua testa dopo che - durante un servizio d'ordine allo stadio - si è accanito su un hooligan inglese con una furia mai vista, riducendolo in fin di vita.  
Il secondo, invece, è un giovane poliziotto dalle grandi capacità ma – come Niémans – dal carattere spigoloso e difficile. È un beur, ovvero il figlio di immigrati magrebini, cresciuto nella banlieue parigina di Nanterre, dove prima di arruolarsi in polizia ha campato come piccolo delinquente e ladro d’auto. Adrenalinico e amante dell’azione nelle strade, è spedito nell’oscura provincia, fra le montagne, dopo essersi rifiutato di entrare nell’antiterrorismo.
Modi spicci, una buona dose di violenza e grande caparbietà sono i tratti che accomunano i due uomini. Entrambi i poliziotti quando fiutano un indizio non mollano la presa fino a che non hanno ottenuto tutte le spiegazioni. Il ricongiungimento delle due piste che autonomamente seguono, li porta a conoscersi e a incontrarsi all’ombra degli edifici che formano il complesso universitario di Guernon. Ed è proprio all’interno di quella comunità chiusa dove si favorisce e si coltiva l’elite intellettuale e fisica del futuro che si nascondono quegli oscuri segreti in grado di spiegare l’orrendo delitto di Caillois.

Sono convinto che se Jean-Christophe Grangé si fosse chiamato Christopher Grange (all’inglese) ora sarebbe al top delle classifiche, tra gli scrittori più venduti della terra. Da francese, invece, la vita si fa un po’ più dura. Non che questo abbia impedito all’autore parigino di vendere (tanto) e di farsi conoscere dal grande pubblico, ma è molto probabile che ne abbia limitato la diffusione, soprattutto in rapporto a quanto meriterebbe. Troppo “americano” nel modo di concepire il romanzo e nel modo di scrivere per essere completamente accettato dall’intellectaulité un po’ puzzona che risiede sia in Francia sia, in generale, nell’Europa continentale.
Io, invece, lo ammiro e  il mio giudizio non può che essere positivo, oltre che di parte. Infatti, pur non essendo un divoratore di best seller, considero Grangé un grande inventore/raccontatore di storie. D’altra parte, ha dalla sua tre caratteristiche fondamentali come:
1)      una grande inventiva
2)     la bravura nel costruire, intrecciare e portare avanti più storie contemporaneamente  
3)     una più che discreta abilità nel maneggiare le parole (sa anche quando è il momento di piazzare qualche banalità).
È a conoscenza di come si “fa” un romanzo e quali ingredienti ci vogliono per catturare l’attenzione del lettore, per “impedirgli” di spegnere la luce a un ora decente, la sera… costringendolo a stare sveglio per leggere “come va a finire”.  Questo, almeno, avviene per romanzi quali Il volo delle cicogne, Il concilio di pietra, L’impero dei lupi.
Quest’ultimo e I fiumi di porpora sono perfetti esempi della sua maniera di lavorare: trama complessa, avvincente e affascinante. Grangé, però, non si perde nei tanti elementi messi in gioco. Sa come tirare le fila e come rendere ogni cosa detta utile allo svelamento del mistero costruito durante la narrazione. Tutto ciò senza che la complessità dell’intreccio si trasformi in un peso e in un freno alla scorrevolezza. Anzi, direi che è piuttosto un valore aggiunto che ci ripaga dell’attenzione accordata durante la lettura.  

…dal libro al film…

Vincent Cassel e Jean Reno in una scena del film
Ed è proprio l’appena citata complessità dell’intreccio, il fattore che ha maggiormente pesato sulla piena riuscita della trasposizione cinematografica di Mathieu Kassovitz. Nonostante alla sceneggiatura abbia partecipato lo stesso Grangé (accreditato nei titoli di testa), il film, riducendo e modificando troppo la trama del libro, finisce con lo svilire tutta la vicenda narrata. Sembra di essere di fronte a un bigino mal scritto. Il lavoro certosino di raccolta delle prove e avvicinamento lento e ben studiato alla verità che si trova nel romanzo, è completamente stravolto nel film. I passaggi sono troppo bruschi e sembrano tagliati con l’accetta, le scoperte dei due poliziotti inspiegabili, il finale - con lo svelamento dell’inquietante verità che si nasconde nell’università di Guernon - troppo pasticciato. Gli stessi personaggi, punto di forza del romanzo, sono piuttosto incolore e spenti (addirittura nel film, il beur-poliziotto Abdouf cambia nome e perde i suoi tratti da arabo).
Non bastano nemmeno due bravi attori come Jean Reno e Vincent Cassel a risollevare il destino di un prodotto che per funzionare avrebbe dovuto essere diviso in puntate. Una mini-serie curata e con a disposizione mezzi finanziari adeguati avrebbe reso più giustizia all’originale su carta. Peccato (leggetevi il libro, se volete).   

Dati film:

Titolo: I fiumi di porpora
Titolo originale: Les Rivières pourpres
Regista: Mathieu Kassovitz
Sceneggiatura: Mathieu Kassovitz, Jean-Christophe Grangé (romanzo: Jean-Christophe Grangé)
Interpreti:
·         Jean Reno (Pierre Niémans)
·         Vincent Cassel (Max Kerkerian)
·         Nadia Farès (Fanny Ferreira)
·         Jean-Pierre Cassel (dr. Bernard Chernezé)
Anno: 2000
Paese: Francia
Colore: Colore
Durata: 106 minuti
Genere: Thriller
Internet Movie Data base

4 commenti:

  1. Bello inquietante come conciano la vittima
    interessante quando scrivi che l'autore (purtoppo per lui francese ) sa anche dove piazzare le banalità..
    ciao

    RispondiElimina
  2. Le scene iniziali fanno, in effetti, ben sperare. Ma è un'illusione. Tutto il potenziale di una storia davvero interessante non viene sfruttato a dovere...

    RispondiElimina
  3. Non ho letto il libro ma sono d'accordo su ciò che dici del film... ha dato anche a me l'impressione di un'occasione mancata.

    Carino il blog e l'idea che sta alla base, non lo conoscevo :)
    ciao,
    curiositizen

    RispondiElimina
  4. Grazie per i complimenti.

    Il film tratto da un altro libro di Grangé, L'impero dei lupi, è venuto decisamente meglio. Prima o poi ne parlerò...

    Continua a seguirmi!

    RispondiElimina